Nel 2016 crescita ‘zero virgola’ in Italia

Nel 2016 crescita ‘zero virgola’ in Italia, con la Grecia la più bassa nell’Unione europea. Sulla ripresa pesa politica fiscale che torna restrittiva con 19,6 miliardi di euro di maggiore IVA e accise previste per il 2018 ufficio studi. Nel 2016 l’Italia ha segnato una crescita del PIL dello 0,9% e nella comparazione europea su dati Eurostat si colloca al penultimo posto nell’ UE: solo la Grecia fa peggio segnano una ‘crescita zero’ del PIL. L’ elaborazione delle più recenti previsioni della Commissione europea evidenzia che nel biennio 2017-2018 l’Italia è l’economia europea che presenta il più basso tasso di crescita del PIL. Il minore ritmo dello sviluppo dell’economia italiana è accentuato dal cambio di segno della politica fiscale: alla manovra di primavera – correzione pari allo 0,2% del PIL – seguirà una correzione del deficit, prevista dal Documento programmatico di bilancio per 1,1 punti di PIL per il 2018. Il dibattito in corso sul contenuto della manovra è legato ad una programmazione fiscale condizionata dalla presenza di clausole di salvaguardia il cui annullamento negli ultimi due anni ha rappresentato l’intervento più rilevante della manovra di finanza pubblica: la scorsa legge di bilancio ha disattivato aumenti previsti per il 2017 per 15.353 milioni di euro e per il 2018 per 199 milioni di euro. A legislazione vigente nel 2018 l’aggiustamento di bilancio è affidato all’aumento dell’IVA e accise per 19.571 milioni di euro; per il 2019 sono previste maggiori entrate per 23.250 milioni di euro. Le clausole di salvaguardia si attivano nel caso in cui la manovra di bilancio non reperisca risorse alternative in termini di minori spese e/o maggiori entrate.
In caso di attivazione delle clausole nel 2018 l’aliquota IVA del 10% salirebbe al 13% determinando maggiori entrate per 6.957 milioni di euro e l’aliquota IVA del 22% salirebbe al 25% con maggiori entrate per ulteriori 12.264 milioni di euro a cui vanno aggiunti 350 milioni di euro relativi ad un incremento delle accise sui carburanti; inoltre una nuova clausola introdotta dalla Legge di Bilancio 2017 porterebbe nel 2019 l’aliquota IVA dal 25% al 25,9% dal 2019. Va segnalato che con l’attivazione piena della clausola l’Italia – insieme a Danimarca, Croazia e Svezia – salirebbe al secondo posto nell’Unione per livello dell’aliquota IVA ordinaria dietro all’Ungheria (27%).
L’applicazione di una imposta sul consumo ha effetti complessi sulla domanda: la maggiore Iva applicata si trasla sui prezzi di vendita diminuendo il potere di acquisto delle famiglie e – co intensità differenti in relazione all’ elasticità della domanda del bene a cui è applicata – riduce le quantità vendute, la produzione, l’occupazione e gli investimenti, con effetti recessivi sul tasso di crescita dell’economia: non è certo la ricetta ideale per curare la bassa crescita dell’Italia.

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