Artigiani, resilienza al limite «Ci servono risposte chiare»


L'INTERVISTA NICOLA MARINI, PRESIDENTE DELL'UNIONE DI LODI, SOLLECITA LA POLITICA A INTERVENIRE


Nicola Marini, autotrasportatore e presidente dell'Unione Artigiani di Lodi e provincia, ha vissuto sulla sua pelle quanto drammatiche siano state le conseguenze della pandemia sul complesso mondo della categoria


In questi mesi si è vista spesso una sorta di contrapposizione tra economia e salute. Lei cosa ne pensa?

«Come associazione rappresentiamo le imprese artigiane, ma prima di tutto rappresentiamo sempre le persone. Per questo credo che questa contrapposizione sia del tutto fuori luogo. Anch'io, ovviamente, leggo sui giornali e sui social network opinioni di questo tipo, eppure siamo convinti che siano soltanto figlie dell'esasperazione di chi, pur preoccupato per questo nemico invisibile, deve fare i conti tutti i giorni con la difficoltà di far quadrare i conti, gli aiuti insufficienti, i collaboratori senza cassa integrazione, la preoccupazione per il futuro della propria famiglia e della propria impresa. Quindi è sono convinto che i due aspetti, quello economico e quello sanitario, debbano e possano convivere: la responsabilità e la prudenza dimostrata da tantissimi imprenditori nelle varie zone gialle e rosse lo dimostra».

Qual è, oggi, la situazione delle imprese?

«I dati nazionali Istat parlano di 73mila imprese chiuse in epoca Covid, con 17mila di queste che non riapriranno. Sul territorio, la situazione non è certo migliore. Se il primo lockdown è stato duro, questa seconda ondata, e poi magari una terza e una quarta, saranno il colpo definitivo per moltissimi imprenditori anche storici. Abbiamo fatto di tutto, adattandoci a lavorare con tutte le precauzioni, ma queste chiusure rischiano di compromettere il sistema del territorio per molti anni, perché un'impresa che chiude definitivamente è un buco nel tessuto economico del Lodigiano».

Cosa si aspettano le imprese?

«Le imprese si aspettano che, in quest'epoca di incertezza, ci possano essere dei punti di riferimento. Purtroppo, invece, abbiamo dovuto fare i conti con una confusione generalizzata. Come sul fronte sanitario abbiamo visto virologi e medici vari dire tutto e il suo contrario, così anche la politica in certi momenti ha toccato il fondo. Con tutti gli alibi che possiamo dare, per una situazione così eccezionale, non possiamo tollerare le decisioni prese e poi smentite in base al sentimento popolare, le responsabilità scaricate dalle Regioni sul Governo e viceversa, il solito teatrino politico. Ci serve chiarezza, prima di tutto, e poi servono misure lungimiranti».

Quali sarebbero queste misure?

«Di certo non sono i bonus per i monopattini. Attraverso il Recovery Fund potremo avere la liquidità di cui abbiamo bisogno come Paese, ma non dobbiamo sprecare questa opportunità. È necessario pensare a misure per includere i giovani nella macchina produttiva, perché solo attraverso i giovani potremo avere davvero una svolta sul fronte dell'innovazione. Innovazione che necessita di investimenti in ricerca e sviluppo, investimenti sull'istruzione. E poi tornano i soliti temi: la difficoltà di accesso al credito, la pressione fiscale alle stelle per le Pmi, mentre ci sono multinazionali che non pagano praticamente nulla, e che anche in questa situazione di crisi hanno continuato a fare guadagni immensi. E infine la burocrazia insostenibile. Tutto questo si inserisce nella necessità di un patto sociale per costruire insieme il futuro. In questi giorni si parla tanto di vaccini: in pochi mesi, l'impegno congiunto di scienza, imprese, governi ha consentito di arrivare a questo risultato che potrebbe essere un modello di cooperazione per il futuro».

Lei è ottimista per il futuro?

«Come artigiani, siamo sempre ottimisti. È l'ottimismo, oltre alla passione, che ci convince ad aprire la bottega, a metterci al volante, a prendere gli attrezzi ogni mattina. Ci vorrà molto tempo, ma presto o tardi questa pandemia sarà solo un ricordo, e spero che sarà seguita da una presa di coscienza che garantisca una vera rinascita del nostro paese». • (tratto da Il Cittadino)

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