Artigiani tra luci e ombre: bene fatturato e occupazione, ma si teme per il caro energia


LA CONGIUNTURA ECONOMICA: SONO STATI PRESENTATI DATI DI UN SONDAGGIO TRA LE IMPRESE ASSOCIATE ALL'UNIONE

Un'indagine economica operata tra le imprese associate all'Unione Artigiani restituisce un'immagine chiaroscurale della congiuntura economica dopo due anni di pandemia e con una guerra in corso alla periferia dell'Europa. Per quanto riguarda il primo trimestre del 2022, spicca positivamente il dato sul fatturato, con il 36,2 per cento che si mantiene stabile, e altrettanti che dichiarano un aumento del fatturato, sostenuto anche dai bonus soprattutto per il comparto dell'edilizia. Un altro dato significativo è quello dell'occupazione: il 78,7 per cento degli intervistati prevede di mantenere stabile il numero degli addetti, mentre il 10,6 per cento prevede un aumento e il 10,6 una diminuzione. Da segnalare anche un problema più volte evidenziato: il 29,8 per cento degli imprenditori fatica a trovare manodopera specializzata che sostenga il rimbalzo dell'economia dopo il Covid.

Ma le note dolenti, come spiegano il segretario Mauro Sangalli e la vicepresidente Simona Piolini, non mancano. Un terzo degli intervistati prevede di dover rinviare o cancellare gli investimenti programmati, viste le minacce che rischiano di frenare la crescita. Tra le minacce, solo il 12 per cento indica la guerra in Ucraina, mentre quello che più spaventa le aziende sono il caro energia e l'aumento dei costi dei materiali (che in alcuni casi ha superato il 30 per cento).

Costi che la metà degli imprenditori sarà costretto a ricaricare sui prezzi di listino. Per questo la maggior parte degli imprenditori chiede azioni più incisive verso governo e parlamento perché le piccole imprese abbiano tutele di fronte a questi rincari energetici folli. «Dobbiamo pensare a breve termine, e queste possono essere delle soluzioni temporanee - spiega il segretario Sangalli -, ma bisogna anche guardare a lungo termine, e quindi ripensare a un piano energetico nazionale che porti a diversificare le fonti di approvvigionamento e dare certezze per il futuro. Altrimenti, la maggior parte degli imprenditori continuerà ad avere poca fiducia nel futuro, come dimostra ancora il sondaggio dell'Unione Artigiani. I dati, infatti, certificano che il 93,6 per cento degli imprenditori si definisce abbastanza o molto preoccupato per la propria impresa. •  (tratto da IL CITTADINO di LODI)