Artigiani, un sit in per alzare la voce: «Vogliamo che il governo ci ascolti»


LA PROTESTA UNA RAPPRESENTANZA DELL'UNIONE HA MANIFESTATO LA PROPRIA INSODDISFAZIONE

Non potevano scegliere un modo migliore per attirare l'attenzione. Gli artigiani non sono certo una categoria abituata alla protesta di piazza, eppure ieri mattina, seduti con le loro seggiole a distanza di sicurezza, con i cartelli in mano all'ombra del duomo, hanno sicuramente fatto capire la gravità della situazione per una categoria che rappresenta la locomotiva dell'economia italiana ma, anche questa volta, è stata trattata come l'ultima ruota del carro. Lo ha affermato Nicola Marini, il presidente dell'Unione Artigiani che ha organizzato il sit in di protesta durato dalle undici a mezzogiorno nella domenica assolata e affollata, e che ha coinvolto una ventina di rappresentanti delle piccole e medie imprese del territorio. «Siamo qui per chiedere una cosa semplicissima: vogliamo essere ascoltati - ha detto Marini -. Non possiamo lasciare che gli artigiani e le imprese del Lodigiano continuino a subire le conseguenze di una gestione totalmente disorganizzata e distaccata dalla realtà». La protesta riguarda le varie iniziative attivate dal governo per la Fase 2, ed era già iniziata con una videoconferenza tenuta il 10 maggio; ma gli artigiani hanno deciso di continuare a manifestare perché, come recitavano alcuni dei loro cartelli, “Se il Coronavirus ci ha fatto ammalare, il Decreto Rilancio di uccide”. La natura stessa del decreto, con le sue centinaia di pagine, secondo gli artigiani va in contraddizione con le necessità delle imprese che, per prima cosa, chiedono minore burocrazia. Dopodiché, “chiediamo misure immediate e concrete”: «È vero che con il Decreto sono state introdotte misure come l'azzeramento del saldo e dell'acconto Irap, la riproposizione dei 600 euro e la detrazione del sessanta per cento degli affitti - ha proseguito Marini, leggendo un messaggio davanti ai passanti in piazza Vittoria -, ma non sono sufficienti se consideriamo che per gli artigiani si è verificato un crollo degli introiti che, nella maggior parte dei casi, si traduce in un fatturato pari a zero per più di due mesi». Anche se molti, passando, non avevano idea dei motivi della protesta, dopo aver capito che si trattava di artigiani, tanti hanno mostrato solidarietà per una categoria «che sicuramente ha sofferto tanto per questo lockdown». La sofferenza di chi, però, non vuole dichiararsi sconfitto: «Concludo dicendo che noi artigiani vogliamo ripartire - ha chiuso Marini -, siamo pronti a reagire come abbiamo sempre fatto: con coraggio e dignità». • Federico Gaudenzi (TRATTO DA IL CITTADINO)

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