«Contro il virus della stagnazione le riforme sono l'unico vaccino»


La salute è la cosa più importante, ed è per questo che vogliamo ringraziare ancora una volta tutti quelli che, ognuno con le sue competenze, si sono messi al servizio del bene comune in questi mesi: dagli operatori sanitari ai volontari, ma senza dimenticare tutti quegli imprenditori che, in una situazione difficile, hanno adottato tutte le precauzioni per poter continuare a lavorare e mandare avanti l'Italia, cercando di conservare i posti di lavoro, intaccando i propri risparmi e mettendo a rischio il proprio futuro per il bene dei propri collaboratori e delle loro famiglie. Ora, speriamo che finalmente la situazione stia migliorando, da questo punto di vista, ma se per mesi ci siamo raccontati che ne saremmo usciti migliori, in realtà ci troviamo a guardare uno scenario di macerie, un'Italia da ricostruire, in cui le divisioni sociali sono sempre più marcate e lo spirito di unità che avevamo dimostrato si è perso per strada.

Come nel dopoguerra, dobbiamo ricostruire tutto da zero, ed è l'ultima occasione che abbiamo per somministrare l'altro vaccino necessario a questo Paese, la cui importanza è ancora sottovalutata dalle istituzioni. Se non vogliamo che i timidi segnali di ripresa economica siano soltanto un fuoco di paglia prima di ripiombare nel buio, infatti, è necessario immunizzare l'Italia attraverso un piano di riforme che ci metta al riparo da tutte quelle antiche piaghe del sistema italiano, che minano la competitività delle nostre imprese.

Ostacoli che abbiamo elencato decine, centinaia di volte in tutte le sedi: nei palazzi della politica di Roma come nei più piccoli enti locali, nelle riunioni delle associazioni di categoria e sui giornali, come un ritornello che conosciamo a memoria.

Una pressione fiscale praticamente senza eguali in Europa, una burocrazia bizantina e la difficoltà nell'accesso al credito, oltre alla mancanza di un piano strutturato che incentivi la transizione ecologica e quella digitale, le vere sfide del presente per il futuro.

Vediamo sì una moltitudine di piccoli bandi, cui non è sempre facile accedere, soprattutto per imprese piccole, che magari non hanno persone dedicate. Per questo chiediamo che il cosiddetto Recovery Fund possa essere parametrato sulla realtà imprenditoriale che caratterizza l'Italia, fatta per la quasi totalità di micro e piccole imprese, che danno lavoro al 65 per cento dei lavoratori.

Fortunatamente, se il sistema latita a livello generale, ci sono realtà e iniziative territoriali che aiutano, come Artfidi Lombardia, il Consorzio di Garanzia operante in seno all'Unione Artigiani e Imprese Lodi aderente a Casartigiani, che ha svolto numerose attività durante l'emergenza Covid-19 e altre ne sta ora mettendo in campo per accompagnare le imprese nella ripresa.

L'assemblea di Artfidi Lombardia operante su tutto il territorio lombardo ha messo in luce che nell'esercizio 2020, in un periodo di straordinaria difficoltà per le piccole imprese, ha determinato finanziamenti per oltre 171 milioni di euro, con un aumento del 20,54% rispetto ai 142 milioni del 2019. Inoltre, sempre nel corso dello scorso anno sono state concesse 2.244 moratorie per oltre 57 milioni di euro. Una boccata d'aria per le piccole e medie imprese del territorio, un lavoro di squadra che porta a grandi risultati, come ci insegnano gli incredibili risultati sportivi che l'Italia sta conseguendo in questa estate.

Per qualcuno, la frammentazione del sistema produttivo è un limite italiano, ma in questi anni, invece, le Pmi hanno dimostrato una flessibilità e una capacità di adattamento impensabili per i grandi colossi che, al contrario, spesso sono andati a gambe all'aria, costringendo la collettività a sobbarcarsi il costo di gestioni scriteriate tutelate da una politica che ha chiuso parecchi occhi.

L'Italia, d'altronde, non è certo rinomata nel mondo solo per i pochi grandi marchi, ma anzi per quella qualità artigianale che ci rende unici e inimitabili.

Non è necessario avere una grande impresa per essere dei grandi imprenditori: tante volte una realtà piccola può esprimere innovazione, lungimiranza, qualità. Doti che possiedono ormai tutte le imprese rimaste sul mercato, dopo la tragica selezione di un decennio di crisi, che ha costretto alla chiusura moltissime realtà.

Noi artigiani crediamo che il successo di un'impresa sia determinata dalle competenze di chi ci lavora, che siano poche o tante persone, ed è per questo che facciamo di tutto per non perdere i nostri collaboratori, perché ogni volta che se ne va una donna o un uomo se ne va anche l'investimento che abbiamo fatto sulla sua formazione. E questo senza contare la difficoltà che abbiamo riscontrato, in questi mesi, nel trovare persino manodopera non specializzata: l'impressione è che i lockdown abbiano messo in pausa un Paese che ora attende qualcuno che riaccenda i motori.

I piccoli imprenditori la stanno facendo la loro parte, e la nostra associazione fa di tutto per restare al loro fianco, ma non possono riuscirci da soli: ognuno deve essere messo davanti alle proprie responsabilità, ognuno deve rimboccarsi le maniche e portare il proprio contributo al bene comune, un contributo che non si esaurisce nel vaccino.

Nicola Marini

Presidente Unione Artigiani e Imprese Lodi

(lettera al Direttore pubblicata su IL CITTADINO)