Controlli antivirus all'Unione artigiani: all'ingresso termoscanner per la febbre


In attesa di riaprire gli uffici l'Unione Artigiani si è attrezzata per garantire la sicurezza nella sede di via Lago Maggiore: all'ingresso, la fa da padrone un grande totem, con una speciale telecamera collegata allo schermo di un computer. Basta posizionarsi lungo la striscia indicata sul pavimento, a un metro e venti dall'obiettivo, e la telecamera misura la temperatura: se il rilevatore supera i 37,5 gradi, l'accesso è negato, altrimenti un triangolo verde consente di proseguire. Da lì si può accedere anche allo sportello, dove è stato predisposto un plexiglas per ridurre il contatto con gli operatori, così come ormai si vede quasi ovunque, ad esempio alle casse del supermercato.

«Prevenzione, protezione e sicurezza sono le tre parole chiave contro il Covid - spiega il segretario generale Mauro Sangalli -. Per garantire a tutti un sicuro e tranquillo svolgimento delle attività, è indispensabile elevare i normali standard di sicurezza. I nostri soci e dipendenti devono poter accedere ai nostri ambienti in cui è stato compiuto ogni sforzo possibile per evitare la diffusione del virus. L'indicazione del sintomo di stato febbrile è uno dei principali fattori da considerare in una politica di prevenzione diligente ed efficace».

Ad installare lo scanner è stata la ditta lodigiana TecnoTrade, che da quasi trent'anni si occupa di telecomunicazioni, videosorveglianza e reti: «Nell'ultimo mese siamo stati al lavoro a tempo pieno per installare questi dispositivi di rilevamento della temperatura - spiega il team manager Angelo Marini -: a differenza di un termometro a infrarossi, permettono di misurare la temperatura con un sufficiente grado di precisione anche a distanza: nel caso dell'Unione Artigiani si parla di un metro e mezzo, ma alcuni dispositivi lavorano anche a metri di distanza, e permettono di scansionare più persone contemporaneamente». Un dispositivo che, fino a pochi mesi fa, probabilmente era impiegato solo in contesti particolari, ma che l'evolversi dell'epidemia ha reso sempre più diffuso. Sul fronte dei dispositivi per garantire sicurezza, anche la ditta PGR di Gobbo Rinaldo, che ha provveduto al plexiglas, lavora senza soluzione di continuità: «Basti pensare che il metacrilato trasparente che si utilizza per queste protezioni è praticamente introvabile in tutta Europa - racconta Gobbo -. Non è un materiale che si produce in Italia e gli importatori l'hanno esaurito: noi ne avevamo bloccata una certa quantità, e ora stiamo lavorando a pieno ritmo per installarlo negli uffici, dove l'accesso del pubblico renderà necessario avere delle protezioni in più rispetto alla normale mascherina. Praticamente, da dieci o dodici giorni stiamo lavorando solo su questo». •  Federico Gaudenzi

(tratto da Il Cittadino)

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