Il “Fanfullino” trova dimora nell'atrio dell'ospedale


Tolto il drappo, rigorosamente giallorosso, che copriva la teca, ora il Fanfullino della riconoscenza è esposto nell'atrio dell'ospedale: «A imperitura memoria di quel che è stato», come ha affermato Paolo Caretta, il presidente della Familia Ludesana, che ogni anno assegna la preziosa benemerenza civica. Un luogo simbolico, per un Fanfullino dal valore profondamente simbolico, che nel 2021 è stato assegnato all'intera cittadinanza lodigiana per il comportamento tenuto dalla comunità durante il dramma della pandemia. A confermare l'ufficialità e l'importanza di questo momento, il gran numero di autorità presenti, con il prefetto Enrico Roccatagliata, il sindaco di Lodi Andrea Furegato e il presidente della Provincia Fabrizio Santantonio, le autorità religiose e militari, e ovviamente il direttore generale dell'Asst, Salvatore Gioia. «Ringrazio tutte le autorità - ha detto Caretta -, e in particolare il direttore Gioia, che mi ha supportato in tutti questi mesi, e il segretario dell'Unione Artigiani Mauro Sangalli, che ha coinvolto una ditta artigiana locale che ha donato la teca a protezione del Fanfullino. Questa benemerenza è per tutti i lodigiani, a partire dai medici e da tutto il personale sanitario e ausiliario che era impegnato in prima linea nei presidi ospedalieri, continuando con le forze dell'ordine e tutta la comunità che ha dimostrato particolare responsabilità». Il direttore Gioia ha ribadito: «Abbiamo accettato di ospitare questa teca perché è una dimostrazione del riconoscimento dei lodigiani al nostro lavoro, all'impegno dei nostri operatori, e al fatto che i nostri presidi sono un punto di riferimento per il territorio. Con questa benemerenza, si rinsalda l'alleanza tra le istituzioni e la cittadinanza». «Posizionare qui la teca è stata la scelta migliore, perché è giusto ricordare l'impegno di tutti i lavoratori degli ospedali, delle forze dell'ordine, dei lodigiani che hanno resistito bene, rispettando le regole, dimostrando grande tempra» ha aggiunto anche il sindaco Andrea Furegato, mentre il presidente Santantonio ha parlato di resilienza, e di come le grandi sfide si possono vincere soltanto ragionando e agendo come una comunità unita. «La teca - ha chiarito il segretario dell'Unione Artigiani Mauro Sangalli - è stata donata dalla famiglia Moroni, ed è un simbolo che dimostra come anche gli artigiani hanno fatto la loro parte, anche nei momenti più difficili». A chiudere i discorsi ufficiali è stato il prefetto Enrico Roccatagliata: «Nei momenti peggiori della pandemia, lavoravo a Trieste: Lodi era per noi una sorta di cartina tornasole per verificare l'evoluzione della pandemia. Ho fatto tesoro della capacità dei lodigiani di rispondere alla pandemia, una capacità dovuta alle caratteristiche di operosità e resilienza che ho imparato a conoscere di persona in queste prime settimane». Prima dello svelamento della statuetta, don Elia Croce, vicario cittadino, ha impartito una benedizione, e portato i saluti del vescovo Maurizio, chiedendo nella preghiera un ricordo per chi ha sofferto e anche per chi continua a soffrire per la pandemia e le conseguenze tragiche che ha avuto sulla società lodigiana». • (tratto da IL CITTADINO)

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