FASE 2 DIFFICILE: IL PARERI DEGLI ASSOCIATI: "SERVONO INCENTIVI, LIQUIDITA' E REGOLE CONDIVISE"


In un sondaggio, promosso dall'Unione Artigiani ai propri associati sono emerse le paure degli operatori: crollo dei fatturati e risorse insufficienti.

Calo del fatturato, preoccupazione per il futuro e misure economiche insufficienti per la ripresa: non sorprendono, ma inquietano i risultati del sondaggio promosso dall'Unione Artigiani tra i suoi soci, in cui si misura sia la difficoltà che le piccole imprese del Lodigiano stanno vivendo, sia la scarsa fiducia che la situazione possa migliorare nel breve periodo.

In questi due mesi di blocco, la metà degli imprenditori lamenta una diminuzione del fatturato tra l'80 e il 100 per cento, mentre solo un quinto dei soggetti contattati ha parlato di un calo inferiore al 50 per cento. Anche chi ha lavorato, quindi, non si è certo arricchito ma, anzi, ha subito perdite importanti. Due terzi degli imprenditori hanno perso tra l'80 e il 100 per cento delle commesse, e altrettanti lamentano pagamenti irregolari, mentre il 75 per cento si è visto costretto ad attivare la cassa integrazione.

Tutto questo non fa certo ben sperare le piccole e medie imprese: l'81 per cento del campione si dichiara infatti molto preoccupato, e il 78 per cento è convinto che non si uscirà dalla crisi prima della fine del 2021.

«Purtroppo non è stato utilizzato buonsenso nelle disposizioni di contrasto alla diffusione del virus: con i dipendenti in cassa integrazione, tanti artigiani soli nelle loro botteghe avrebbero potuto andare avanti a produrre senza rischi per nessuno, ma non era loro concesso» spiega il presidente dell'Unione, Nicola Marini.

Il 95 per cento degli artigiani contattati reputa insufficienti le risposte messe in campo dal governo: «A Lodi, dobbiamo dare atto che il vicesindaco Maggi ci ha ascoltati, e lo ringraziamo perché sembra che qualcosa si sia mosso sugli sgravi fiscali: per noi, ad oggi, anche pochi euro fanno la differenza - prosegue Marini -. Ma a livello centrale, mi spiace dirlo, non è stato fatto altrettano. Abbiamo bisogno di incentivi economici e liquidità, ma anche di regole condivise e semplificazione burocratica: ci servono certezze. Le misure per la riapertura avrebbero dovuto essere predisposte già mesi fa, mentre tutto sembra un po' improvvisato. A queste condizioni riaprire non sarà facile: pesano i costi per l'adeguamento alle norme, tra termometri, mascherine, plexiglass per gli uffici e quant'altro. Ci saranno difficoltà sui trasporti, e su tante altre questioni. La nostra è una piccola indagine, ma credo rappresenti la preoccupazione diffusa tra tutti gli imprenditori italiani». •  Federico Gaudenzi-

(tratto da IL CITTADINO)

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