Il progresso non dimentichi la persona


Questo primo maggio fotografa una realtà che non abbiamo mai vissuto in tutta la nostra storia di associazione di categoria. Dal 1945, infatti, abbiamo conosciuto tante crisi, anche dolorose, come quella che ha colpito il mondo nel 2008 e le cui conseguenze abbiamo dovuto scontare in modo più drammatico rispetto ad altri Paesi, a causa di problemi ormai strutturali, che la politica non ha mai avuto il coraggio di affrontare.

Con il nostro lavoro, le nostre competenze e la nostra creatività. Perché per mesi siamo stati letteralmente costretti a chiudere bottega, impediti nel lavoro e costretti a barcamenarci tra ristori, sostegni e bonus.

Il nostro stile non è quello di fare le barricate per difendere la nostra categoria a scapito degli altri. E tanto più in questo spazio, credo sia il caso di parlare a tutti e per tutti: sappiamo che ognuno di noi ha fatto sacrifici in questi mesi. Ci sono lavoratori dipendenti che vivono l'incertezza per il rinnovo dei contratti o temono la spada di Damocle della fine del blocco dei licenziamenti, o semplicemente hanno visto la cassa integrazione ritardare di mesi. Ci sono giovani condannati alla didattica a distanza, che ha acuito le differenze e messo in crisi l'unico malandato ascensore sociale di questo paese. Ci sono le famiglie costrette a una convivenza forzata in pochi metri quadrati, tra smart working e dad. Ci sono gli anziani, costretti a vivere imprigionati gli ultimi anni della loro vita, e gli adolescenti additati per la loro voglia di divertirsi e stare insieme.

Ci sono gli artigiani poi e i piccoli imprenditori, intenti far ripartire un sistema economico che impiegherà anni a riprendersi. Gli indicatori economici, infatti, chiariscono che soltanto alla fine del 2022 l'economia italiana sarà a stento tornata ai livelli pre-crisi: tre anni difficili, durante i quali stiamo guardando tante realtà storiche arrendersi definitivamente dopo generazioni di eccellenza, e imprenditori capaci costretti a indebitarsi o mettere sul piatto i risparmi di una vita.

In questo contesto è facile lasciarsi abbattere, scoraggiare da una notte che sembra senza fine. Eppure, credo che il nostro cuore non debba lasciarsi andare al comprensibile smarrimento, ma guardare al futuro con speranza. Pertanto vorrei citare le parole di Benedetto XVI pronunciate proprio il primo maggio di dieci anni fa, nel giorno in cui veniva beatificato il suo predecessore Giovanni Paolo II. “L'uomo è la via della Chiesa, e Cristo è la via dell'uomo” è il messaggio del grande Papa del Novecento, riportato da Joseph Ratzinger, che lo descrive come pastore in grado di guidare il mondo alle soglie del Terzo Millennio, e spiega: “Egli ha dato al Cristianesimo un rinnovato orientamento al futuro, che trascende la storia, ma che pure incide sulla storia. Quella carica di speranza che era stata ceduta in qualche modo al marxismo e all'ideologia del progresso, egli l'ha legittimamente rivendicata al Cristianesimo, restituendole la fisionomia autentica della speranza”.

Credo che questo messaggio di speranza possa essere una lezione valida anche per i laici e i fedeli di altre religioni, una lezione che ogni artigiano e lavoratore fa propria nella sua vita quotidiana: non esiste progresso se non ci decideremo a mettere al centro la persona.

Per questo guardiamo alle tre parole che Papa Francesco ha utilizzato per raccontare la vita di San Giuseppe, il santo per eccellenza degli artigiani: sogno, servizio, fedeltà. Le nostre giornate, anche le più difficili, si animano del sogno di costruire qualcosa con la nostra intelligenza e nostre mani, si vivono nel servizio devoto a questa passione, che si declina anche in fatica e sacrifici, e si compiono nella fedeltà a un ideale di umanità che non vogliamo lasciarci alle spalle.


Mauro Sangalli Segretario Generale Unione Artigiani e Imprese Lodi

(spazio dedicato da IL CITTADINO in vista della festa di San Giuseppe Lavoratore )


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