L'appello a Giorgia Meloni degli artigiani del Lodigiano


Anni fa, quando si insediò il governo tecnico di Mario Monti, il Sole24Ore titolò con un ormai celebre “Fate presto”. Sono passati dieci anni, ma questa invocazione rimane attuale. Perché, archiviata la parentesi Draghi, le elezioni ci hanno consegnato un quadro abbastanza chiaro delle preferenze degli italiani e da pochi giorni è nato un governo che ci auspichiamo inizi ad affrontare i problemi del paese. In questo contesto, gli artigiani, gli imprenditori e in generale credo tutti gli italiani, ripetono “Fate presto”, perché l'Italia non può attendere altre settimane per cominciare a trasformare in realtà le promesse della campagna elettorale.

Sappiamo tutti il perché. Gli ultimi anni sono stati complicatissimi per tutti noi, con la pandemia, le imprese ferme, le difficoltà nel cercare di rispettare le doverose ma complesse (e costose) precauzioni per minimizzare il rischio di contagio. Superato il momento più drammatico del Covid, è arrivata la terribile carenza di materie prime che ha rischiato di mettere in ginocchio le realtà produttive, quindi ancora i rincari dei prodotti necessari al lavoro e, ora, anche l'incremento vertiginoso dei costi energetici, che potrebbe davvero mettere una pietra tombale sul sistema economico del Lodigiano e italiano.

Gli imprenditori si trovano a vivere il dramma dei rincari energetici due volte: quando pagano la bolletta della loro azienda, e quando tornati a casa devono pagare le utenze domestiche, come tutti. Davanti a queste batoste, tutti noi ci interroghiamo. Una narrazione superficiale ci porta col pensiero alla guerra in Ucraina, alle immagini terribili che vediamo ogni giorno sui telegiornali. Per questa situazione ci siamo attivati, come Unione Artigiani, fin dai primi giorni, organizzando nel corso dei mesi alcune raccolte solidali per cercare di portare il nostro piccolo contributo.

Ma sappiamo ormai che non basta la guerra a spiegare rincari che, in realtà, sono legati anche a speculazioni internazionali di investitori della finanza che nulla hanno in comune con chi, invece, crea ricchezza attraverso il lavoro: nelle nostre aree industriali e artigianali, nelle nostre botteghe e i nostri negozi.

Questa verità è evidente anche a livello europeo, con l'Unione che, speriamo, si attivi in fretta per trovare una soluzione davvero efficace per contrastare i rincari stellari, ma nel frattempo guardiamo all'Italia e, appunto, al governo che deve nascere.

Noi imprenditori stiamo cercando di fare la nostra parte: abbiamo tagliato le spese ma, come ripetiamo sempre, cercando di non tagliare i posti di lavoro, nella consapevolezza che i nostri collaboratori sono una risorsa di competenze e non un costo. Ad esempio abbiamo rimodulato invece gli orari di lavoro, cercando di ottimizzare il consumo di energia sulla climatizzazione e sull'illuminazione.

Però c'è qualcosa che non dipende da noi, ma dalle istituzioni a tutti i livelli. A livello locale, ad esempio, per quanto riguarda la capacità di cogliere l'opportunità del Pnrr, in modo che si traduca davvero in uno strumento di rilancio dei territori e non in un debito per le future generazioni.

A livello nazionale, nella capacità di andare a lavorare sulla riduzione dell'ancora più grande del nostro lavoro: la burocrazia. Un peso in termini di tempo, di energie, di conseguenza in termini economici.

C'è il tema delle infrastrutture, del costo del lavoro, della credibilità internazionale, da cui dipende la considerazione delle nostre imprese a livello mondiale. Perché la qualità c'è ed è riconosciuta da tutti, ma se i costi del lavoro, la burocrazia, il sistema dei trasporti fanno sì che i prodotti italiani siano più costosi e più difficili da produrre e da reperire, possiamo farci poco. E ogni giorno senza fare nulla è un giorno perso, e ogni giorno perso si traduce in clienti che si rivolgono ad altri, in imprese che chiudono per non riaprire, in giovani che partono per non tornare.

Un lavoro difficile attende il sistema paese, un lavoro che ha bisogno dell'impegno di tutti. Pertanto, è necessario che si superino personalismi, lotte intestine, campagne di delegittimazione, ingiustificate prese di posizione ideologiche, per cercare di lavorare insieme (nella maggioranza ma, speriamo, anche con il contributo coerente e fattivo delle opposizioni) e iniziare un cammino di innovazione, serietà, credibilità che, purtroppo, non ha alternative. •  * Presidente Unione Artigiani e Imprese Lodi (pubblicato su IL CITTADINO)


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