La rivolta di acconciatori ed estetisti: «Perché noi siamo a rischio e altri no?»


C'è perplessità, e non solo perplessità, tra gli acconciatori e gli estetisti del Lodigiano dopo l'annuncio della riapertura al primo di giugno. A Lodi, il parrucchiere Eugenio Gatto si chiede semplicemente il perché di questo ritardo: «Saremo bardati quasi come medici per ridurre al minimo il rischio di contagio, allora cosa cambia iniziare prima o dopo? - si chiede -. Capisco che non si possa cominciare tutti il 4 maggio, ma le spese per noi sono tante, tra affitti e dipendenti, e più tempo passa più siamo in difficoltà». Il collega Carlo Curioni, dopo essersi consultato con un gruppo di parrucchieri ed estetisti di Casale, esprime la propria incredulità: «Quello che non capiamo è quale sia la logica che sta dietro i provvedimenti. Perché la nostra categoria dovrebbe essere ritenuta più a rischio di chi va a fare lavori di manutenzione nelle case? Noi abbiamo sempre mantenuto standard igienici elevatissimi, disinfettando tutto tra un cliente e l'altro, e peraltro se siamo una categoria a rischio, allora pretendiamo che ci vengano fatti i tamponi e i test immunologici». L'incertezza è legata anche alle norme sulla riapertura: «Stiamo cercando di organizzarci tra noi per cercare di capire, perché nel decreto per il nostro settore praticamente ci si limita a indicare una data». Il tema sollevato da tutti gli addetti del settore, inoltre, è quello degli abusivi: «Quando andiamo in giro, o persino quando guardiamo la televisione, noi che facciamo questo lavoro ci rendiamo conto se uno si è fatto tagliare i capelli dalla moglie o da un professionista - afferma Curioni -. Purtroppo in questi mesi abbiamo favorito l'abusivismo, che in quanto a igiene non garantisce alcuna sicurezza». Sul tema è intervenuta anche l'Unione artigiani, sintetizzando la posizione degli addetti del settore: «La categoria di acconciatori e centri estetici ha dimostrato grande senso di responsabilità, presentando proposte dettagliate in termini di protezioni individuali e sanificazione dei locali, perché si possa riaprire in piena sicurezza, ma non sono state prese in considerazione - ha dichiarato il segretario generale Mauro Sangalli -. I nostri soci stanno facendo grandi sacrifici, alcuni di loro non sanno nemmeno se riusciranno ad aprire dopo così tante settimane senza lavoro, e il rischio concreto è quello di una importante perdita di posti di lavoro. Scoprire da un giorno all'altro che i loro sacrifici saranno prolungati per un altro mese, e che arriveranno quindi a più di tre mesi senza fatturato, è inaccettabile. Forse per qualcuno questo non è un servizio essenziale, ma per gli addetti del settore si tratta di un lavoro essenziale per poter garantire un onesto sostentamento a sé, alle proprie famiglie e ai collaboratori». •  Federico Gaudenzi (tratto da IL CITTADINO)


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