
Una borsa di pelle prende forma sotto gli occhi dei ragazzi. Poco oltre proprio gli studenti si cimentano nella cura del legno con la restauratrice Simona Piolini e la decoratrice Marialuisa Pisati è intenta con pennelli e colori su un piatto di ceramica artistica. Ieri mattina, al Cfp Fondazione Luigi Clerici di via Gorini, più di 130 alunni delle classi seconde della scuola secondaria Ada Negri hanno incontrato gli artigiani dell’Unione Artigiani e Imprese Lodi per “Ora et Labora”, il progetto di orientamento che avvicina i giovani alle professioni artigiane. Intorno ai banchetti i giovanissimi delle medie hanno guardato, ascoltato e fatto domande, mentre a spiegare erano artigiani e studenti del Clerici. «L’obiettivo - spiega Mauro Sangalli, segretario dell’Unione Artigiani e Imprese Lodi- è far riscoprire i mestieri e soprattutto la manualità, senza dimenticare che l’artigianato è cambiato e oggi ha anche un volto innovativo, con strumentazioni digitali perfino nell’idraulica». Bello, per Sangalli, che i ragazzi parlino ai ragazzi. La formazione professionale, ribadisce, «non è una scuola di Serie B e il tasso di occupazione a fine percorso è altissimo». Tanti i settori rappresentati ai banchetti: la restauratrice Simona Piolini, la carrozzeria Ferrario con Alfredo Premoli, la Ceramica artistica Vecchia Lodi con Marialuisa Pisati, la pelletteria Rcr con Livio Regnante, l’edilizia con Stefano Brocchieri di Brocchieri e Curti, l’impiantistica di A.M. Elettrotecnica con Alex Vigotti e Massimiliano Arghenini. C’era anche la termoidraulica di Gianpiero Angelini con Aly Camara, che sta facendo l’alternanza scuola-lavoro: «È bravo - spiega Angelini - e ce lo terremo». Per la dirigente del Cfp, Sara Scotti, momenti così «sono un contatto diretto con le professioni artigiane che nel nostro territorio rappresentano un’eccellenza: il quarto anno da noi è in apprendistato. I ragazzi passano quattro giorni in azienda e uno a scuola, e il tasso di occupazione a fine percorso è del 90 per cento: le richieste delle imprese superano spesso i ragazzi disponibili». La carenza di manodopera, sottolinea ancora Sangalli, è trasversale a ogni settore. Da trent’anni l’associazione orienta i ragazzi per far capire che «il lavoro non è più sotto casa». Restano i pregiudizi delle famiglie: la fetta maggiore va ancora ai licei, ma la formazione professionale sta «rosicchiando» qualche punto percentuale. «Decisiva è stata anche l’esperienza di TLab: i Cfp hanno costruito una rete e l’offerta formativa del territorio attira studenti anche da fuori provincia». (tratto da Il Cittadino di Lodi)


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